OUTLET: dagli spacci aziendali agli Outlet-Tour

In principio erano solo negli USA. Si tratta di un’evoluzione degli spacci aziendali, con l’obiettivo di vendere/svendere non solo ai propri dipendenti le giacenze di magazzino e gli articoli difettati. Negli anni Settanta e Novanta nascono i factory outlet center, aggregazioni di spacci aziendali nello stesso edificio, in cui non si vendono più solo pezzi di fine serie e rimanenze ma anche articoli della stagione in corso. In questi anni cambia anche la loro funzione, che da prettamente commerciale diventa anche sociale. Questi spazi infatti diventano luoghi ludici, in cui passare il tempo libero, andare con tutta la famiglia, intrattenere i bambini, incontrare gli amici. E cambiano anche dal punto di vista architettonico: non più luoghi sobri, spogli e freddi ma vere e proprie “cattedrali del consumo” come sono state definite da diversi sociologi, in cui va in scena la spettacolarizzazione e l’estetizzazione dei consumi. Si pensi ad esempio al celeberrimo outlet di Serravalle Scrivia (uno dei primi e più grandi mai aperti in Italia) che è la riproduzione di un antico borgo veneto (ma si trova in provincia di Alessandria!). Le ragioni di questa progressiva evoluzione (tuttora in corso) sono principalmente la perdita di potere d’acquisto, la crescente attenzione per gli articoli firmati, l’aumento dei rischi legati ai “classici” canali distributivi. Questi cambiamenti strutturali nella natura dell’outlet hanno portato di recente alla nascita del cosiddetto “turismo dei consumi”, dove l’acquisto diventa divertimento ed esattamente come per i parchi tematici, esistono tour dedicati turist shopper organizzati in accordo con operatori turistici, compagnie aeree, alberghi e istituzioni sociali.

I factory Outlet Centre di oggi offrono dunque l’esperienza di acquistare capi firmati dai migliori stilisti a prezzi decisamente contenuti in un ambiente curato, con servizi di alto livello e varie possibilità di intrattenimento: eventi, cinema,spettacoli dal vivo, ospiti…. E sono proprio questi nuovi servizi di intrattenimento il futuro di questo modello: la direzione è quella di superare il concetto di “affare” e dedicare un’attenzione sempre crescente alla qualità dei servizi accessori: ristoranti, bar, eventi, spazi per la cultura, la famiglia, la socializzazione, aree dedicate al benessere e allo sport, attrattive specifiche per i bambini.

Il primo modello di questa nuova generazione di outlet è il Westfield di Londra, uno spazio multi-servizio con 280 negozi, 50 ristoranti, 14 sale cinema, palestra, spa, biblioteca, aree polifunzionali per sfilate, concerti, spettacoli, per un totale di 50 mila metri quadrati e 4.500 posti auto.

L’Italia recepisce generalmente con un certo ritardo questo tipo di nuovi format commerciali: i primi outlet sono arrivati negli anni Ottanta, si sono affermati durante i Novanta e solo nel Duemila si sono affacciati i primi Oulet Village. Oggi il loro successo è ancora evidente, ma si iniziano a intravedere (come già da qualche anno negli altri Paesi Europei e in USA) i primi segnali di crisi del format. Per ora possono contare sull’appoggio dei media e sul numero dei visitatori, legato anche alla crisi, ma anche qui da noi il futuro sarà offrire una quantità sempre maggiore di servizi aggiuntivi e trasversali sempre più qualificati.

2017-12-18T15:33:38+00:00giugno, 2010|Comunicazione e marketing|