L’era EN-GEN, la fine dei generi

Nonostante conflitti, incomprensioni e incolmabili distanze, la guerra dei sessi sta per finire. Basta con le tradizionali dicotomie uomo-donna, Marte andrà incontro a Venere e viceversa. O almeno è la rivoluzione EN-GEN (End of Gender) che prevede Faith Popcorn, trend hunter della società americana BrainReserve.

Alcuni segnali sono già osservabili: donne capofamiglia che portano a casa più della metà del reddito complessivo familiare; donne manager che raggiungono posizioni sempre più prestigiose (ovviamente stiamo parlando di USA e non di Italia, ndr): secondo uno studio americano, le donne single e senza figli sotto i trenta anni guadagnano l’8% in più rispetto ai loro coetanei uomini. Sul fronte opposto si cominciano ad osservare i cosiddetti stay-at-home-dad , i “casalinghi”, e gli uomini si riscoprono sempre più dediti alla casa, alle pulizie e alla cucina.

Dal punto di vista dei consumi questo avvicinamento tra i generi sta condizionando alcuni settori, ma in realtà è lo stesso trend ad essere spinto e promosso dalle aziende, che vedono nuove opportunità e nuovi consumatori. Alcuni cambiamenti sono già evidenti. Il design ad esempio: non ci sono più prodotti smaccatamente disegnati per donne o per uomini. La tecnologia ha aperto la strada: un qualsiasi apparecchio Apple non è né “da maschio” né “da femmina”, ma semplicemente essenziale, elegante, senza riferimenti all’uno o all’altro gusto. Un altro esempio è l’auto elettrica, che coniuga perfettamente aspettative e valori dell’uno e dell’altro sesso: è ecologica (valore femminile) ma anche innovativa tecnologicamente (aspettativa maschile).

Ci sono alcuni stili di vita, poi, già diventati assolutamente “unisex”: l’attenzione al cibo, sia dal punto di vista delle calorie che della provenienza, il mantenimento della forma fisica, le cure estetiche, anche con i cosiddetti “ritocchini” chirurgici…

Si arriverà ad una convergenza anche nelle capacità manageriali e non solo nello stile di vita?

La business culture del 21esimo secolo sta andando sempre più nella direzione di atteggiamenti e valori “soft”: fiducia, autenticità, umanità, collaborazione, trasparenza, affidabilità… tutte caratteristiche associabili facilmente alle donne. Internet inoltre sta ulteriormente forzando questo percorso: le aziende, che vedono sempre più spesso sparire in un click la fedeltà dei loro clienti o la propria reputazione, adottano sempre più spesso strategie di ascolto e comprensione del loro target. Anche in questo caso, il proverbiale intuito femminile aiuta.

Se questo nuovo atteggiamento cominciasse a diffondersi, sembrerebbe che le donne siano in vantaggio. I cosiddetti archetipi femminili, infatti, sono basati sulla capacità di stabilire relazioni – non transazioni – su uno stile comunicativo, espressivo, fatto di immagini, racconti, ma anche capacità di ascolto e apprendimento. Uno stile che non è analitico per natura, ma basato su emozioni, sulla vulnerabilità e sulla condivisione. Le donne tendono a dare il meglio in situazioni complesse, il loro modo intuitivo – e a volte “caotico” – di pensare è molto adatto alla natura conversazionale del web e ai principi sottostanti i social network. Del resto, le donne sono abituate da sempre a costruire le loro valutazioni su modelli di raccolta di informazioni aggregate di varia provenienza…

2017-12-18T11:58:34+00:00maggio, 2011|Ricerche di mercato|