La pubblicità che ci spia

È come essere dei concorrenti del grande fratello: i nostri gusti e interessi spiati dalle aziende, registi dei nostri consumi.
A Parigi è in corso una piccola rivolta popolare. Gli imputati sono quattro pannelli pubblicitari un po’ speciali, posizionati nella stazione metropolitana Etoile, un metro su 90 centimetri e somiglianti a uno smartphone con tanto di bordo nero e schermo luminoso. Fin qui nulla di strano. In realtà questi monitor apparentemente anonimi hanno delle innovative capacità nascoste: grazie a dei sensori riescono a registrare quanti passanti si fermano guardare la pubblicità che trasmettono e per quanto tempo e addirittura a captarne i comportamenti. In pratica , misurano l’audience degli spot, costituendo un formidabile strumento per i pubblicitari e i loro committenti.
Inoltre i pannelli includono un’ulteriore, eccezionale, funzione: inviare sms attraverso la tecnologia blutooth. La ratp, l’azienda statale che gestisce i trasporti pubblici della capitale francese, assicura che i messaggi arriveranno solo se ci sarà una richiesta esplicita da parte degli interessati; la commissione informatica e libertà ha infatti vietato l’invio automatico dei messaggi pubblicitari.

Ma tanto è bastato provocare le reazioni del consiglio comunale e per far insorgere le associazioni dei consumatori, secondo i quali i tabelloni sarebbero una violazione della legislazione sulla videosorveglianza, autorizzata solo per motivi di sicurezza e non per scopi commerciali. Chissà se verrà realizzato il progetto di portare gli schermi a 400 entro giugno e a 800 in autunno (tutti nelle stazioni metro)…
Intanto anche il web si sta muovendo in questa direzione. L’era dell’e-spionaggio è stata inaugurata da google, con il beta test della “pubblicità basata sugli interessi”, che apparirà su youtube e sui siti appartenenti alla rete di contenuti google. La pubblicità basata sugli interessi permetterà agli inserzionisti di stabilire un contatto con il proprio target di consumatori basato sugli interessi espressi dalle visite effettuate dagli utenti a siti appartenenti al network della rete di contenuti goggle e youtube.

Due le modalità principali di spionaggio: una basata sugli interessi espressi in passato dagli utenti; l’altra invece sugli interessi generali.
Nel primo caso, ad esempio, se un utente ha cercato delle scarpe da calcio su un sito di abbigliamento sportivo in agosto, l’inserzionista potrebbe voler inviare una comunicazione pubblicitaria a quel determinato utente in dicembre per annunciare i saldi invernali.
Nel secondo caso, invece, gli annunci pubblicitari vengono selezionati in base alle categorie di interesse associate agli utenti in seguito ai video che hanno guardato su youtube e ai siti che hanno visitato all’interno della rete di contenuti di google.
Gli utenti avranno inoltre a disposizione uno strumento che offre trasparenza per controllare le modalità secondo le quali ricevono gli annunci pubblicitari. Denominato ‘gestione preferenze annunci’, permetterà loro di visualizzare le categorie d’interesse cui sono stati associati, aggiungere e rimuovere alcune categorie, oppure effettuare l’opt-out completo dal sistema che fornisce gli annunci basati sui loro interessi. Sarà questo il primo passo verso i cartelloni pubblicitari intelligenti (o: umanizzati?) Di minortiy report?

2017-12-21T14:55:43+00:00maggio, 2009|Comunicazione e marketing|