Dentisti: non “crisi” ma albori di un nuovo scenario, più attuale, articolato e poliforme

Numerose rilevazioni dell’istituto Key-Stone consentono di tracciare il profilo dell’evoluzione del comparto odontoiatrico in Italia: offerta più simile agli standard europei, nuovi attori eroganti, nuove forme di manifestazione della domanda e di selezione e accesso alle cure, nuove formule di pagamento.

Scheda di sintesi:

• A 5 anni dall’inizio della “crisi” economica, è più corretto parlare di nuovo mercato: nuove regole, nuovi attori e pazienti/clienti con rinnovate esigenze.

• Poco più del 30% della popolazione accede ogni anno a cure dentali, resistenza costante da decenni.

• Storiche le resistenze degli italiani verso la considerazione della salute orale come primaria, ma cambiate le modalità di erogazione a causa di: norme tese alla liberalizzazione delle professioni, l’impatto della crisi economica del 2009, le inevitabili ripercussioni sociali (clima di fiducia, erosione dei risparmi, stretta creditizia e riduzione dell’occupazione), nuovi canali di odontoiatria imprenditoriale.

• “Crisi” ma il dentale meglio di altri settori di consumo. Tutti i consumi degli italiani sono crollati (ISTAT) dal 2009, il settore odontoiatrico non risente più di altri. Riduzione contenuta dei consumi dentali, circa -2,5% (valori al sell-out) nel 2012.

• Secondo i dentisti degli studi privati tradizionali -2,5 milioni di pazienti (-20%) dal 2007 a oggi. Calo che ha riguardato in modo marcato solo il 30% delle strutture, piccoli studi e dentisti over 50.

• Un terzo in meno di protesi in tre anni (2010-2012) ma cresce l’hi-tech: calo produttivo secondo più del 70% dei laboratori; in controtendenza la produzione con nuove tecnologie, come il Cad-Cam, che hanno un tasso medio di crescita annuo di oltre il 40% dal 2008 a oggi.

• Dal punto di vista della domanda, ISTAT e ANDI confermano il calo generale (500mila famiglie hanno rinunciato al dentista tra il 2007 al 2012 e -30% la spesa odontoiatrica), calo inferiore a quanto avviene nel solo studio tradizionale.

• Pessimismo dei dentisti maggiore della realtà: il 67% dei dentisti percepisce un calo del business negli ultimi 12 mesi rispetto all’anno passato. Per il 60% di loro la situazione non cambierà nel prossimo anno, per il 30% peggiorerà e per il 13% migliorerà. Analizzando le relazioni tra percezione attuale e previsioni, il 65% dei dentisti e pessimista, l’11% ottimista e 23% neutrale. Indice di sfiducia complessivo: -53%. Sfiducia che porta a riduzione degli investimenti in tecnologie e ammodernamenti: minaccia per l’intero sistema.

• Parziale flusso dei pazienti da studio tradizionale mono professionale a canali alternativi (odontoiatria imprenditoriale e servizio pubblico). Canali di offerta con prestazioni di qualità a prezzi calmierati e con un forte impatto comunicazionale e mediatico: grandi centri organizzati in forma imprenditoriale, catene in franchising, maggiore sviluppo delle strutture pubbliche. Raddoppiate in un anno le insegne commerciali (circa 25 insegne, 300 strutture, quasi 600mila pazienti): non tutte “low cost” e coprono circa il 3% del totale assistiti italiani.

• Nuova relazione medico/paziente: da modello “relazione di fiducia” verso accessibilità, servizi accessori e flessibilità.

• Non concorrenza tra dentisti ma competizione tra modelli: inadeguatezza di una parte dell’offerta ai stimolare la domanda. Nuovi modelli imprenditoriali e ruolo sempre maggiore delle strutture che sanno ottenere “massa critica”, alta qualità e competitività nel prezzo.

2017-12-07T16:58:13+00:00novembre, 2013|Ricerche di mercato|