Coworking

Coworking significa “lavoro in condivisione”: un luogo attrezzato in cui lavoratori con diverse professionalità e competenze svolgono la loro attività in autonomia, ma condividendo con gli altri coworker – oltre che spazi e strumenti- alcuni valori comuni come la collaborazione, la disponibilità, il proprio sapere. È un fenomeno emergente cha va ad inserirsi nell’ambito di quelle realtà che fanno della condivisione il principio fondante, come il car-sharing, il bike-sharing, lo share knowledge, il crowdsourcing. Con la differenza che il coworking ha bisogno di spazi fisici per concretizzarsi e dare la possibilità di incontrarsi e lavorare.

In pratica, chi usufruisce di questo servizio accesso ad una struttura completamente arredata e dotata non solo di postazioni singole ma anche di sale riunioni, oltre che stampante, fax, area break. Si hanno a disposizione linee telefoniche e connessione ad internet, in un ottica di totale flessibilità, per venire incontro alle esigenze di ognuno. Con il proprio portatile si occupa lo spazio di cui si necessita e si paga per ciò che si consuma. Tutto ciò senza spreco di spazio o energia. Per la loro estrema flessibilità, queste strutture riescono ad unire e mettere d’accordo diverse tipologie di utenti: giovani che decidono di avviare una nuova impresa per conto loro e non possono permettersi un locale; professionisti in viaggio di lavoro che si trovano temporaneamente in città e hanno bisogno di avere a disposizione un ufficio o un punto dio appoggio; telelavoratori o lavoratori da casa, che non vogliono passare le giornate soli.

Nato nel Nord Europa e Nord America, dove gli spazi di lavoro “fast & low cost” si sono diffusi già da una decina d’anni con successo, il coworking si differenzia dai “business center” per una maggiore livello di socialità e condivisione degli spazi, in quanto diventa centrale il momento dell’interazione (e con esso della relazione) finalizzato allo sviluppo di sinergie istantanee tra individui.

In Italia gli uffici condivisi sono arrivati un paio d’anni fa, con le prime aperture a Milano e a Roma, secondo una logica più di “improvvisazione” e solidarietà. Grandi uffici non completamente occupati venivano suddivisi in modo che la parte inutilizzata fosse data in affitto temporaneo a freelance o avventori di passaggio, a tariffe flessibili ed economiche.
Poi la domanda di questi spazi ha cominciato a crescere e l’offerta a differenziarsi. Oggi gli spazi per coworker sono sempre più numerosi e diffusi, grazie anche al passaparola amplificato dai social network, ma soprattutto perché sono una soluzione adatta alle moderne modalità lavorative, sempre in trasformazione e con esigenze di organizzazione del lavoro meno statiche e passive.

Coworking project o CoWo è considerata una delle prime esperienze organizzate di coworking in Italia. Si rivolge da un lato a tutti i lavoratori apolidi e desiderosi di entrare in una struttura di ufficio senza sobbarcarsi le spese di struttura e dall’altro lato a chiunque possieda mq inutilizzati e desideri metterli a disposizione del network. I prezzi sono fissi per tutti gli affiliati: 50 euro per un affitto di 3 giorni al mese, 250 per una postazione disponibile 24 ore su 24, sette giorni su sette. Con questa formula il network CoWo è a oggi composto da 34 spazi diffusi in tutta Italia, spesso presenti dentro altre realtà di ufficio che riconoscono nell’idea il potenziale, anche economico, che sta dietro l’apertura delle proprie stanze ad altri soggetti.

Senso di comunità, indipendenza, flessibilità: sono questi gli ingredienti principali che caratterizzano i coworking, dove la condivisione del luogo diventa opportunità. In futuro scopriremo se sono semplicemente soluzioni “di moda” in un operiodo di incertezza e crisi come quello che stiamo vivendo, oppure sono il segnale di un profondo cambiamento del modo di intendere il lavoro a livello sociale. Ciò che è certo è che il coworking ha dalla sua il vantaggio di confluire in una sempre più dominante prospettiva glocale (globale + locale): da un lato il radicamento del proprio lavoro nel territorio e la ricerca di un rapporto umano con il proprio vicino di scrivania e dall’altra la complementare possibilità di collaborare con qualcuno situato dall’altra parte dell’emisfero, generare progetti che non sentono il peso geografico della distanza e si realizzano nella reciproca collaborazione.

2017-12-18T11:35:01+00:00luglio, 2011|Ricerche di mercato|