Centri commerciali: da punti vendita a modelli di architettura

Se fino a pochi anni fa le strutture architettoniche erano progettate prevalentemente, se non esclusivamente, secondo criteri economici o in funzione della merceologia da vendere, oggi invece la qualità architettonica è essa stessa una priorità da perseguire. Non più spazi asettici e senza personalità, ma supermercati “attraenti”, vere opere di architettura, moderne e suggestive, creative e stimolanti, dallo stile non standardizzato, sovente non riproducibile neanche dalla catena stessa.

La struttura architettonica, quindi, acquista sempre maggiore importanza per l’impatto che la struttura può avere sull’attrazione, sul funzionamento e sull’utilizzo che ne farà il target di destinazione.

Secondo la rivista francese Sites commerciaux, i tre assi portanti su cui si basa un progetto architettonico di uno shopping center sono: verticalité, mixité e durabilité, traducibili con: verticalità, diversità urbana e sostenibilità.

Verticalité. Tra l’aumento progressivo dei costi dei terreni ai margini di una città e l’obbligo di rispettare gli spazi agricoli verdi, ecco allora nascere centri commerciali multipli o complesso polifunzionali, inseriti in complessi immobiliari multifunzionali, siano essi di tipo residenziale, direzionale, a funzioni pubbliche, hotel o altro. Il successo di un centro ad uso plurimo risiede nel fatto che ogni attività inserita sia sinergica alla vitalità di tutto il complesso. Shopping center più piani (verticalità), quindi, e/o connessi ad abitazioni o uffici. Con le conseguenze che ciò comporta: apertura prolungata di sera, maggiori spazi per ristorazione, bar e servizi, aree verdi, ecc.

Inoltre sta modificandosi il rapporto tra mercato “nuovo” e “di trasformazione”: sono richiesti sempre di meno centri commerciali completamente nuovi e si tratta sempre di più di ampliamenti o riqualificazioni di strutture esistenti.

Mixité. È chiaro che l’intervento in aree residenziali richiede uno studio approfondito di come le diverse realtà possano integrarsi opportunamente. Questo è oggi chiamato analisi della diversità urbana, che rifiuta i concetti di divisione e esclusione dell’area urbana secondo la funzionalità, ma piuttosto saper opportunamente mescolare in un mix di funzioni, con un corretto equilibrio di ruoli, rapporti, interrelazioni e compatibilità che va molto al di là del mero giustapporre le aree.

Durabilité. Infine è evidente che questa è l’ora della sostenibilità ambientale. Se questo vale un po’ in tutti i settori, relativamente ai centri commerciali questo è evidente in primis nei confronti dell’offerta al pubblico, che punta sempre più su prodotti biologici, packaging dal ridotto impatto ambientale, linee di prodotti a km 0, ecc. Questa filosofia coinvolge allora anche l’architettura e l’immagine dei punti vendita: utilizzo di materiali
di costruzione particolari, semplici e autoctoni, riciclo del materiali di scarto, procedure e progetti che seguono i dictat dell’urbanistica sostenibile per rendere le strutture più coerenti con il circondario.

   

Per approfondimenti si consiglia la lettura di: Sites commerciaux , Infocommercio e Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali .

2017-12-18T14:36:54+00:00settembre, 2011|Ricerche di mercato|